LA POVERTÀ È UNA TACCA

 

 

 

La povertà è una tacca. Certe volte la povertà è una voragine così grande che non ci sono parole per definirne i confini. Ci precipiti dentro, la testa ti rimbomba e il magone ti toglie il fiato. Aquilonia si chiama così perché Carbonara ebbe due disgrazie. Il terremoto che la rase e i Piemontesi che spararono ai cristiani.Questa è una storia di Irpinia, ma nel Meridione la declini ovunque. I cafoni avevano diritto alla terra, tutti gliela avevano promessa, ma con i poveri non c’è obbligo di rispetto. Così questi s’incazzarono e buttarono in un dirupo nove “galantuomini”. Il salto era alto, ma l’incazzatura di più. I Savoia si sa, furono feccia e sopruso e così li spararono tutti. Poi vietarono le rovine, cancellarono il ricordo e piazzarono il paese vecchio con un nome nuovo sulla collina di fronte.

Di qua, di là, sempre fame era. Da allora fino a poco fa.

I debiti si pagavano una volta all’anno, dopo il raccolto. E per sapere quanto uno doveva all’altro non c’erano monete perché i soldi li tengono solo il potere e quelli che trafficano, che poi sono la stessa cosa,

Così i poveri usavano una canna divisa in due, oppure un legno tagliato a metà. Una tacca trasversale per pagare il barbiere, il fornaio, il calzolaio. Ad agosto dopo il raccolto con il grano, se c’era, si passava a pagare. Creditore e debitore univano le due parti e si contavano il dare e l’avere. La povertà è una tacca.

Ogni volta che incidi ti sanguina  il cuore.


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